JOHN ASHBERY e l’ultima chance di leggere AUTORITRATTO ENTRO UNO SPECCHIO CONVESSO

L’impossibilità di leggere o rileggere – tanto è lo stesso – Autoritratto entro uno specchio convesso di John Ashbery (1927-2017) affrontando lo scacco di un inevitabile sfasamento, sembra l’unica eventualità che mi si propone, appena saputo che – passata da Aldo Busi a Damiano Abeni la traduzione italiana (e cambiando l’in in entro) – il poema riappare a settembre per Bompiani&Giunti, munito dello storico scritto di Harold Bloom a mo’ di introduzione.

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LA POESIA PERFETTA. Andando a bottega da MAURIZIO CUCCHI

Come l’ultima sentinella dell’Occidente o un nonno premuroso ma severo, o forse solo equanime, Maurizio Cucchi il poeta legge tutti i giorni sulle pagine milanesi de la Repubblica i versi dei poeti nascosti, quelli della domenica, quelli come noi. A ogni debuttante allo sbaraglio, sia colto o sia naïf, pubblica un pezzetto dell’opera, e fa una quieta ma magistrale osservazione.

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PADRE TUROLDO. La libertà umana e il LIMITE DI DIO

Alcune volte, mi capita di pensare a quanto borghese e milanese, e naturalmente senza dio, sia stata la mia vita, pur trascorsa sui supposti bastioni dell’anticonformismo. Mi capita allora, e poi spiego perché, di recitare tra me e me a mo’ di preghiera qualche verso di Padre David Maria Turoldo (1916-1992), prete, poeta e filosofo, resistente antifascista e illuminata figura post conciliare, e con quei pochi versi ne ricordo la lunga, coraggiosa esistenza, le varie facce dei suoi talenti, e provo a spiegare insieme la mancanza o la miseria dei miei.

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LA WOODSTOCK NATION e i baffi bianchi di DAVID CROSBY

David Crosby a Milano, il settembre scorso, concedeva l’antico repertorio, sereno e in apparenza non segnato dall’età. L’applauso ha lasciato il posto agli occhi lucidi per la doppietta finale degli encore: Ohio e Almost Cut My Hair, addirittura, cioè un bis duro per dire di una doppia irriducibilità, politica (la canzone contro la repressione di Nixon) e personale, proclamata con orgoglio a quasi ottant’anni, quasi non fossero appassite la vecchia rabbia e il sarcasmo, il desiderio di rivolta e la fede nell’utopia.

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STORIE. FRANCO FERGNANI a piazza della Fatticità

Sono seduto nel sole d’inverno dell’area cani di piazza Aspromonte, un rettangolo di poveri giardinetti aperto a due passi da piazzale Loreto. Vedo a cento metri da me due botteghe con insegne orientali che hanno sostituito un vecchio e polveroso ristorante cinese, frequentato per i prezzi bassi molti anni prima che andasse di moda il Giappone del sushi – e quindi i gestori non avevano ancora aggiornato i loro menu, né cambiato casacca, presentandosi a loro volta come figli del Sol Levante: tanto a Milano chi distingue un cinese da un giapponese?

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LUCIO QUARANTOTTO. Come un film sul muro, un album a 7 anni dal suicidio

È il 1988, Lucio Quarantotto si esibisce al Club Tenco – la rassegna della musica d’autore che si svolge per paradosso nello stesso Teatro Ariston che ospita la musica più leggera; è una performance che ricordo molto bene, Lucio esegue Tripoli ma, non avendo l’arrangiamento pronto, la ‘dice’ lentamente, battendo il ritmo con un martello su un secchio.

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E PRIMO LEVI FU PRIVATO DEL NOME. Una storia solo in apparenza marginale

Se volessi fare un complimento a Carlo Zanda per la ricostruzione di un punto nodale, quanto poco investigato, della vita di Primo Levi, è l’aver usato un garbo particolare, anzi una cautela assoluta, quanto mai necessaria trattando di argomenti segnati dalla più feroce delle storie, la Shoah, e trattando di un uomo come Primo Levi, che ha dovuto fare i conti con se stesso, conti di definizione e di progettazione del futuro, dopo aver conosciuto le condizioni di vita e di morte del lager.

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MIDSOMMAR. È Ari Aster il nuovo re dell’horror

Un gruppo di amici di provato assortimento (il bello, la bella, il nerd, il ciccione…) si reca in un luogo straniero. Dapprima conquistato dalle novità, il gruppo finisce quasi subito risucchiato in un incubo. Da cui solo uno (o una coppia) uscirà vivo. Da Non aprite quella porta a Cabin Fever, da Hostel fino all’ultimo degli horror movies, questa è la ricetta.

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MACHETE MIXTAPE 4. La Crew di Salmo è scazzata al massimo

È appena uscito a nome Machete Crew l’album Machete Mixtape 4, a cinque anni dal precedente, ed ha subito battuto il record italiano di stream (54 milioni in una settimana), schierando tutti i componenti dell’etichetta, mescolando i vecchi e i nuovi (Tha Supreme e Young Miles sono minorenni), e ospiti come Fabri Fibra, Marracash, Gemitaiz, Ghali, Izi e Tedua.

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