PETER HANDKE. Il premio, la polemica, la storia del RAGAZZO AUSTRIACO CHE DIVENNE UN GURU

Ho un numero spropositato di libri di Peter Handke (Griffen, 1942), come tutti quelli che sono stati ragazzi negli anni Settanta. Più di quanti ne abbia letti, va bene, ma ne ho almeno venti. Romanzi, testi teatrali (ah, gli insulti al pubblico degli esordi!), poesie (poche), saggi narrativi sul juke-box e sui funghi, sul luogo tranquillo (il gabinetto, nientemeno) e sulla matita. 

Continua a leggere…

GRANDI SCRITTORI. László Krasznahorkai e l’Ungheria disperata de IL RITORNO DEL BARONE WENCKHEIM (Bompiani)

Sfondo una porta aperta dicendo che uno dei temi di László Krasznahorkai (Gyula, Ungheria, 1954) è l’aspettare dei pezzenti, l’estrema speranza che agita i miserabili. Si ritrovano in complottante attesa attorno allo Stabilimento abbandonato di Satantango (1985), presidiano il carrozzone misterioso di Melancolia della resistenza (1989), affollano la stazione della cittadina angusta che pare ritrovare un soffio di vita all’arrivo di un aristocratico demente ne Il ritorno del barone Wenckheim (2016, edito ora da Bompiani).

Continua a leggere…

LA NOTTE IN CUI GIORGIO GABER tradì per sempre il MOVIMENTO

Fotografia Reinhold Kohl

Molto prima che la parola Movimento indicasse i 5S e che si potesse insultare chiunque ovunque, in un’epoca lontana che precedeva pure l’avvento al potere di Berlusconi, al Teatro dell’Arte di Milano Giorgio Gaber portò il suo nuovo spettacolo di teatro canzone. Polli d’allevamento. Chi vide lo spettacolo in quella stagione, 1978/1979, ricorda un Gaber più magro e più attorcigliato del solito nel suo maglione d’ordinanza, più teso che ironico, più rabbioso che sarcastico.

Continua a leggere…

L’UOMO DEL LABIRINTO. Servillo e Hoffman nel METAFISICO HORROR di CARRISI (si lascia vedere)

Sarà perché il tema dark del film, il suo tenebroso cuore, è un gioco sadico tra vittima e carnefice nel Labirinto senza Specchi; sarà perché Donato Carrisi, autore bestseller, per la sua seconda volta da regista sceglie una pista horror onnivora e densa di citazioni, dal noir Usa di serial killer alle sue declinazioni più intellettuali o più splatter; ecco, sarà per questo ma il game cinefilo per L’uomo del labirinto, prima ancora di provare a indovinarne il finale, diventa il cimento di elencare i remake, i prestiti e le strizzate d’occhio in un campionario di tortuosi e innumerevoli spaventi, sia visivi che mentali.

Continua a leggere…

L’ETÀ GIOVANE. Il ragazzino Ahmed, l’Islam e i FRATELLI DARDENNE

L’età giovane, al posto di Le jeune Ahmed – più prudente titolo per il box office italiano – è il nuovo tranche de vie licenziato da Jean-Pierre e Luc Dardenne: con vista assai acuta e efficace ritorno a un’estetica da camera a mano, i fratelli seguono da molto vicino, pedinandolo, quasi succhiandogli l’aria attorno, il loro protagonista.

Continua a leggere…

ALTRI VERSI. La TRAP da manuale di DARK SIDE BABY detto ARTURO

Faccio una premessa 1. Non conosco bene le periferie, comprese quelle culturali, ma mi permetto di parlarne senza subire ricatti (tu non sai, ascolti solo mainstream e altre scemenze). 2. Leggo i testi delle canzoni, dei tracks, come una cosa a sé, alla stregua dei giurati di Stoccolma quando premiarono Dylan (nessuno mi dica: e la musica? Ascolta meglio la musica!).

Continua a leggere…

SCARY STORIES. Guillermo e il Giovannino delle fiabe di CALVINO

Scary Stories To Tell In The Dark: scritte, sono la versione moderna e pop delle fiabe dei Grimm o dei racconti di Edgar Allan Poe, un po’ zio Tibia (Uncle Creepy) per chi se lo ricorda, un po’ trancio di horror di apparente serie B: le firmò il giornalista di Brooklyn Alvin Schwartz (1927-1992), prolifico autore best seller, ed entrarono nel cuore dei ragazzini americani con un picco di diffusione nei primi anni Novanta.

Continua a leggere…

Grandi tracks. SWEET JANE di LOU REED. Tutta la vita tra il SILENZIO e il RIFF (e un ricordo del 75)


Tra le domande esistenziali che chiunque può porsi la mattina sotto la doccia, ce n’è una piuttosto petulante: ma il nostro destino – ecco la domanda da ripetenti in filosofia morale – è già scritto nei minimi particolari o abbiamo la possibilità di cambiare qualcosa entro le coordinate in cui ci muoviamo intontiti dalla prosaicità quotidiana e dall’insignificanza?

Continua a leggere…