Il senso di NINA per la BREVE STORIA TRISTE

Mi è capitato con Nina Verdelli, nelle lunghe ore trascorse in redazione di un noto magazine di moda, di commentare con fare sdegnato: ehi, ma hai visto, è uscito un romanzo… di Mario Talpa, l’esperto di feste trasgressive… ha scritto un libro trash sulle discoteche naziste!

Dicevo: eh ma qui ormai scrivono tutti: designer e stylist, fotografi e hair dresser, lascia perdere il Grande Gastel Gentile che è il numero uno e può fare il poeta e pure il Bardo – tra parentesi il GGG firma l’iconica foto dell’autrice sul primo libro di Nina -, ma qui insomma, dicevo, pubblicano pure cani maltesi e maialini dagli zoccoli dolci. Robaccia, commentavo poi.

Nina taceva. Forse annuiva impercettibilmente. Forse pensava che la questione fosse semplice: ero io in torto, io incapace di scrivere. Tutto è possibile. Forse, però, in quei tempi lontani Nina stava scrivendo già il suo. Di libro. Voi direte: ma è fatto di storie brevi e fulminee, di sketches e coups de lamp, di riassunti d’intelligenza e humour, di shatoush (per usare un termine tecnico della parruccheria) che baluginano per un attimo sul grigio della nostra vita mentre corriamo inseguiti dal tempo tra un metro in ritardo e un supermarket che chiude, sono storie che una ragazza come Nina, essendo multi tasking, avrà scritto al volo tra un aereo e l’altro. Mica ci avrà messo degli anni a scriverlo questo libro.

Bene, io vi dico: la brevità come la velocità è un fattore irrilevante in campo artistico. Certo, Ungaretti ha fatto prima a scrivere m’illumino di immenso che Dante tutto il Purgatorio. Ma… voi non sapete che Nina è bravissima però è pure una secchiona autentica, con master in secchioneria alla Columbia University. Metti che debba intervistare una modella ucraina sbucata dal nulla e che per di più ha avuto il cervello fritto sotto il casco dell’hair stylist, be’, chiunque va lì con le due o tre domande del caso (sei una sneaker person? Che cosa ti fa dire enjoy nella vita? E che cosa J’adore?). Niet. Nina studia la vita della modella come fosse il Vangelo rivelato a Karl Lagerfeld. Prima d’incontrare una insignificante top dell’est, può ricostruire con l’aiuto del KGB cosa avevano fatto i di lei prozii durante la Perestrojka. Nina cioè non ama essere impreparata sulle cose che reputa importanti e, per quello, anche sulle scemate. Figuratevi SUL SUO PRIMO LIBRO, Breve storia triste (del mondo), Baldini & Castoldi editore, impreziosito da una prefazione di Cotroneo (Ivan), uno che ha il senso e il tempo della battuta, e che definisce haiku ironici i testi di Nina.

Perciò fidatevi, e acquistate il libro, ma ora devo aggiungere che Nina mi conosce più che bene, e potrebbe per questo presumere che io abbia scritto tutto questo senza neanche avere le sue storie in mano, come quando fingevo di passarle i pezzi con fare ispirato e puntuta ponderazione e invece pensavo ai cavoli miei (e intanto la famiglia Newhouse, Sai sempre santo, manteneva me e il mio cane).

Allora parliamo un secondo sul serio. Ecco: dicevo prima, il senso e il tempo della battuta. È questo che conta e Nina che è una giornalista lo sa, perché ha imparato l’icasticità di un titolo o di uno strillo (di un barker per i modaioli), e conosce la brevità di un testo in un impaginato in cui i grafici hanno messo, ahiloro, delle foto gigantesche.

Di una giornalista, oltre alla curiosità per il mondo, ha anche l’occhio per quello che conta e quello che no. E tutto questo si sente ed è il gas dell’accendino che accende le fiammelle delle sue storie. Sia che trattino di cinema, social, storia con la maiuscola o cartoon. Poi, c’è spirito-estro-mania-idiosincrasia-informazione (ancora una qualità giornalistica), c’è la capacità di adoperare il sarcasmo, senza metterne troppo, idem la cattiveria, e c’è pure un pizzico di poesia, in versione 2.0, cioè metropolitana e internettiana, per esempio in Tutto ‘sto casino per lo slittino. Così, ringrazio qui due volte Nina, per essermi divertito a leggerla e a scrivere queste righe. Se poi vorrà concedermi un’intervista tanto meglio, ho già preparato le domande sul taccuino (sei una sneaker person? Che cosa ti fa dire enjoy nella vita? E che cosa J’adore?).

Ps: a margine, le lascio una lettera di un vecchio amico. ‘Cara Nina, è Mario Talpa che ti scrive. Sì, quel free lance di moda, l’esperto di feste trasgressive, che finì la sua carriera durante l’Halloween Apocalypse di Monaco di Baviera… sì, il mio libro andò molto male, non fu capito e dovetti ricominciare da una rivistina di nicchia, Fisting, dove sono redattore capo… Ho letto che hai scritto un libro con sacco di storie tristi e ti chiedevo se, per favore, nella seconda edizione, potevi inserire anche la mia’.

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