PETER HANDKE. Il premio, la polemica, la storia del RAGAZZO AUSTRIACO CHE DIVENNE UN GURU

Ho un numero spropositato di libri di Peter Handke (Griffen, 1942), come tutti quelli che sono stati ragazzi negli anni Settanta. Più di quanti ne abbia letti, va bene, ma ne ho almeno venti. Romanzi, testi teatrali (ah, gli insulti al pubblico degli esordi!), poesie (poche), saggi narrativi sul juke-box e sui funghi, sul luogo tranquillo (il gabinetto, nientemeno) e sulla matita. 

Continua a leggere…

GRANDI SCRITTORI. László Krasznahorkai e l’Ungheria disperata de IL RITORNO DEL BARONE WENCKHEIM (Bompiani)

Sfondo una porta aperta dicendo che uno dei temi di László Krasznahorkai (Gyula, Ungheria, 1954) è l’aspettare dei pezzenti, l’estrema speranza che agita i miserabili. Si ritrovano in complottante attesa attorno allo Stabilimento abbandonato di Satantango (1985), presidiano il carrozzone misterioso di Melancolia della resistenza (1989), affollano la stazione della cittadina angusta che pare ritrovare un soffio di vita all’arrivo di un aristocratico demente ne Il ritorno del barone Wenckheim (2016, edito ora da Bompiani).

Continua a leggere…