LETTURE. ELEONORA ass RIMOLO: sulle tracce di LIDIA, da ORAZIO in poi

Un personaggio letterario è una complessa figura retorica dotata di privilegiati rapporti con il reale, e per definirlo ci aiutano Valéry (vivant sans entrailles), Stevenson (marionetta verbale), e con semplicità imbattibile E. M. Forster: il personaggio di un romanzo – o di una poesia – è un gruppo di parole.

Ecco: uno di questi gruppi – la muta e misteriosa Lidia (con o senza y) – è il campo di indagine di un saggio di Eleonora Rimolo – e i due aggettivi, derivanti da quello che al debutto noi sappiamo di Lidia, si amplieranno sul feedback che restituisce a chi, creandola o modellandola su una funzione, ovvero su una donna della realtà, di volta in volta la chiama alla ribalta.

Lidia al debutto è una musa di Orazio, viene dall’Asia minore – per il nome – e non ha il carattere definito di nugoli di colleghe. Fa più che altro, diremmo rozzamente, fa da spalla a un poeta già poco versato all’amore muliebre – che sia di stampo catoniano o no – in quattro Odi. È qui lo start di un’esistenza da personaggio che vedrà, nella storia delle lettere, un ventaglio di variazioni sull’impronta originale: Lidia ricompare, per esempio, nel Barocco esploso di meraviglia del Marino e in una versione finalmente incarnata a fine Ottocento, chez Giosuè Carducci.

Carducci resuscita Lidia e la usa come sehnal di una reale amante, la colta e vanitosa Carolina (Lina) Cristofori Piva, con cui intreccia una relazione fatta di pochi incontri fulminanti e di ben 600 lettere. Ma è nei versi che Lidia permette al poeta di entrare nel Novecento, essendo la leva e la mascotte nelle Odi Barbare di una nuova stagione carducciana, echeggiante – accanto al mostruoso treno di un celebre addio – spleen metropolitani di rango europeo.

Eleonora Rimolo

Nella studio di Rimolo – e nella limpida spiegazione filologica di Odi oraziane o barbare – si apre un ricco capitolo portoghese, originato da Fernando Pessoa (sotto l’eteronimo Ricardo Reis) e rimpallato con originalità assoluta da Josè Saramago, che a Reis morente ha dedicato uno dei suoi romanzi più belli.

Ma chi è Lidia per Pessoa-Reis, poeta lirico in quota hegeliana, dunque interessato all’interiore e ignaro del sociale? A tre donne si rivolge, e Lidia è di nuovo una compagna muta come lo era il modello di Orazio. In fatto di fedeltà è forse la miglior compagna di Reis nella vana e silenziosa lotta al Fato per sottrarre alle incertezze della vita almeno il godimento dell’attimo.

Cambiamo aria, ma non del tutto. Nel primo dei due studi finali, compare Pietro Tripodo, poeta e traduttore romano attivo negli anni Ottanta, un “senza verso”, in senso metrico e in quello di un’identità storica debole solo in apparenza. Il modo tripodiano di accostare Orazio – e di aggiungere Lidia pure in un‘Ode in cui non era apparsa – cambia il nostro modo di percepirlo, in primis in campo prosodico. Le pagine di Rimolo – che valgono da sole il libro – sono qui essenziali nello spiegarci come torna (formalmente) contemporanea, grazie all’aurea mediocritas di Tripodo stesso, la misura di vita senza illusione del futuro.

È mosso e sfaccettato il saggio conclusivo dedicato a L’angelo nero di Antonio Tabucchi, che ricalca nel titolo e in un racconto il Montale degli Xenia. Tramite una giovane donna, un poeta anziano e annoiato si sottrae alla biffatura notarile del suo status e inventa una beffa che ne distrugga la reputazione post mortem e eviti il futuro scandaglio tra i suoi versi.

Il vegliardo rifa a bella posta la caricatura del sé stesso giovane alle prese con una antica amante, quando nella sua vita compare una nuova fan. Nel racconto di Tabucchi, che ricostruisce un dubbio episodio biografico, le montaliane Irma Brandeis e Annalisa Cima sono allo stesso tempo Clizia e Lydia: la ninfa che si trasforma in fiore e la musa sfuggente dalla fisionomia sconosciuta ma pure, quando chiudiamo il libro di Rimolo, un “gruppo di parole” che li richiama tutti, nel suo lungo e prezioso respiro letterario.

IL LIBRO Eleonora Rimolo, I mille volti di Lidia: genesi e sviluppo del personaggio, Edisud Salerno

L’AUTORE Eleonora Rimolo è dottore di ricerca in studi letterari all’Università di Salerno. Ha pubblicato un romanzo epistolare Amare le parole (Lite Editions, 2013) e le raccolte poetiche Dell’assenza e della presenza (Matisklo, 2013), La resa dei giorni (Alter Ego, 2015) e Temeraria gioia (Ladolfi, 2017) e La terra originale (LietoColle, 2018). Dirige la sezione online della rivista Atelier.

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