Rock&poetry. JIM CARROLL ultimo tra i fantasmi di PEOPLE WHO DIED

Capelli rossi, zigomi alti, occhi da folletto cattivo, non per caso il poeta Jim Carroll venne interpretato al cinema da Leonardo DiCaprio (The Basketball Diaries, 1995).

Ma è in versione rock che lo ricordiamo, quando divenne per tre soli anni (1980-1983) la versione maschile dell’amica ed ex compagna Patti Smith e incise tre dischi leggendari (facciamo due), altero e sprezzante come il più ispirato dei fratelli minori di Lou Reed – di cui rifece Sweet Jane. Che spettacolo: Jim Carroll, a piede libero in mezzo all’elettricità delle chitarre, impilò uno sull’altro versi che avevano in sé una struggente meraviglia. Catholic Boy, Dry Dreams, I Write Your Name, ecco i titoli della Jim Carroll Band.

In un’occasione, Jim Carroll fece cronaca pura in un lungo rock-necrologio di amici scomparsi: People Who Died è un morituri te salutant quasi rappato. Forse solo Lou Reed in A Walk in the Wild Side fu tanto preciso nel fare nomi e soprannomi di compagni di strada, artisti e altri pataccari, che andarono a perdersi per le vie buie di New York. Jim Carroll raccontò una lost generation più disperata, suicida o suicidata, arrivando a un passo dalla parodia. Mentre Reed si consolò con ironia facendo do do do alla fine di ogni strofa, Carroll si mise in coda per ultimo, tra i suoi fantasmi, con quell’indimenticabile I salute you brother!

Carroll e Reed – vecchi amici dai tempi della Factory – si trovarono a suonare People Who Died sullo stesso palco, al Capitol Theatre di Passaic, NJ, il 25/9/1984: spicca, accanto a loro, la presenza di un altro scomparso, il chitarrista Robert Quine.

People Who Died ha avuto cover di John Cale e Patti Smith; l’ultima in ordine di tempo, gonfia e banale, è quella degli Hollywood Vampires (canta Johnny Depp). Il pezzo comparve in un pugno di film (il più famoso, E.T. di Steven Spielberg).

Una interessante lettura di People Who Died, e dei suoi rapporti con il death cult abitualmente praticato da certo rock, si legge a firma Jim Connelly sul sito medialoper: si nota, tra l’altro, che le morti violente elencate da Carroll consigliarono ai ragazzini punk una distanza un po’ angosciata.

Sempre in tema. Nel dicembre 1980, quando John Lennon venne assassinato di fronte al Dakota, People Who Died fu una delle canzoni più richieste alle radio FM, seconda solo a Imagine (fonte poco credibile: catholicboy.com).

Nota a margine Jim Carroll era capace come la fenice di rinascere dalle proprie ceneri. Nella sua carriera di fenice, il figlio del barista irlandese di Inwood, Upper Manhattan, fu: un promettente giocatore di basket, un eroinomane senza speranza, un autore di memoir da strada (divenuti poi film di successo), un poeta, l’ultimo dei capibanda punk di New York (vedi sopra), e di nuovo un poeta e basta…

Trascorse molte vite, magro da far spavento, fiaccato da polmonite ed epatite C, il sessantenne Carroll tentò di risorgere con The Petting Zoo, suo primo e molto atteso (dieci anni) grande romanzo. Morì invece per infarto l’11 settembre 2009, col libro in bozze (fonte: Alex Williams, The Last Days of Jim Carroll, NYT).

Tre poesie di Jim Carroll tradotte da Alessandro Brusa, qui

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