DARK WATERS. Un thriller più vero del vero per TODD HAYNES (e Mark Ruffalo)

Dark Waters-Cattive acque parte (quasi) come un horror di luogo maledetto nel descrivere il dramma di un contadino onesto e cocciuto (Bill Camp)…

…a cui ne capitano più che a Giobbe in una fattoria colpita da oscuri fulmini di sventura. Potentissima, descrive il tutto l’immagine di un campo divenuto il cupo cimitero di centinaia di mucche.

Sulla strada del contadino, però, si materializza un avvocato con gli occhi buoni di Mark Ruffalo e il film si trasforma a poco a poco in un legal thriller alla John Grisham e poi (quasi) in un docu drama, coprendo un arco temporale che dagli Ottanta arriva fino ai giorni nostri.

L’immaginifico Todd Haynes (Encino, 1961) si è qui ispirato a un fatto di cronaca e a un articolo di Nathaniel Rich, The Lawyer Who Became DuPont’s Worst Nightmare, il cui titolo riassume benissimo la trama del film, ove per lawyer si intenda Robert Bilott-Mark Ruffalo e per DuPont un’industria di capitalisti delinquenti responsabili dello scandalo al Teflon – composto chimico maledetto – di Parkersburg, Virginia.

Haynes ha girato il tutto da par suo, ricordandosi del suo talento visivo vintage e noir (Lontano dal paradiso e Carol) e provando a metterlo a servizio di un’idea di cinema civile che non sarebbe dispiaciuta, che so, a Sidney Pollack. Il risultato è una scommessa vinta per due terzi. L’ultimo terzo, quando nella storia la realtà supera la sua ricostruzione, è troppo scolastico. Bravi gli attori citati e pure Tim Robbins ed Anne Hathaway: sembrano delle persone vere e, a proposito, non perdete i titoli di coda.

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