EBREI, MINACCE, LOBBY e l’antisionismo al tempo dei gattini di Facebook

Bene, un’amica posta in un gruppo di altri amici (amici di un gruppo di Facebook) una riflessione su Liliana Segre. E su quello che Segre ha appena dichiarato: “Rimarrà di noi solo una riga nei libri di storia”.

Il dominus del gruppo – che si qualifica peraltro come una congrega di amanti del bello e del buono in un mondo di gente che litiga per strada e in parlamento e si accapiglia a ogni pié sospinto – chiosa subito con un ragionamento del tipo: rimarrà ben di più, e per tanto tempo, poiché le “lobby ebraiche” in America sono tuttora molto forti. Del resto, il gruppo di FB, dove vengono pubblicati spesso – oltre a eleganti conversazioni sul nulla – post tipo micini che faticano a scendere dagli alberi e tramonti con il sole a forma di cuore, ha come unico visibile filone politico, un filone carsico ma piuttosto consistente, l’anti-sionismo. Posizione, per carità, legittima, a meno che…

Bene, sappiamo tutti che per andare all’inferno esistono porte privilegiate. Per esempio, per precipitare nell’alcolismo, può essere letale il caffè corretto con la sambuca o un Fernet di primo mattino. Così come per finire antisemiti – classici e storici, con la bava alla bocca dell’odio razziale e la voglia di pogrom – una delle strade più battute (molto spesso in malafede) è quella dell’anti-sionismo. Parti così, criticando Netanyahu, e finisci col pennello in mano davanti a una porta di Mondovì a scrivere “Qui c’è un ebreo”.

Conoscendo per esperienza ai tempi della destra e della sinistra ultras le ambiguità di questa posizione, ho deciso di uscire dal gruppo, cioè dalla simpatica congrega di amici di FB che cazzeggiano con le foto dei gattini e si trovano affratellati dai tramonti (dell’Occidente). Meglio che esistano queste lobby ebraiche (e anche Soros, va) servissero pure a ricordare per un minuto in più Auschwitz.

Tutto questo in un‘Italia dove oggi da un sito-fantasma di fascisti da dell’ebreo al direttore di un autorevole quotidiano, con contorno di fotomontaggio di nazista che gli punta la Luger alla testa.

Foto: Memoriale della Shoah di Milano, Dario Crespi

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