L’amicizia secondo EMANUELE TREVI. In DUE VITE, il ricordo di Pia Pera e Rocco Carbone

Aggiungere testo a testo: l’ultima visita in un giardino nascosto in Lucchesia, che esiste anche se dalla strada si intuisce appena. L’albero piantato a Roma, un coriaceo ulivo con una targa, regolarmente rubata, nel luogo dove si è consumata una sventura. Sono gesti e immagini, tra i tanti, che spiccano vividi in Due vite, il memoir che Emanuele Trevi ha dedicato all’amicizia e a due amici scrittori, entrambi prematuramente scomparsi, Pia Pera e Rocco Carbone.

Trevi sa raccontare in concreto, camminandoci dentro, le storie di chi ha attraversato o illuminato scorci della sua vita (Pietro Tripodo in Senza verso, Laterza, 2004; Amelia Rosselli e Cesare Garboli in Sogni e favole, Ponte alle Grazie, 2019); sa raccontare una storia, delle storie, ma è particolarmente abile nel riempire gli spazi vuoti, i tempi persi, i momenti di stacco che seguono le incomprensioni o, semplicemente, i cali di intensità di un rapporto, come quelli che qui dividono più volte i tre amici, uniti nei titoli di testa a Parigi davanti al simbolo senza retorica de L’origine del mondo di Gustave Courbet.

Il ruolo di sensibile testimone, di tessitore, quasi di catcher in the rye, non si esaurisce mai: Trevi ha la capacità di ritrovare il filo del discorso con Pera o con Carbone, pure in absentia, in una partita di messaggi criptati, casi e coincidenze, segni e rimandi quasi magici, che non cessano nemmeno con la morte. La perspicacia del narratore sta tutta nell’esercizio dell’umiltà ogni qual volta si mette al servizio dei due sodali: rammenta i loro talenti e, nel ragionare pacato, quasi oppone al non senso dell’esistenza il segno di un destino. Che sia la capacità di ricordare e così, in qualche modo, di proteggere l’altro dal caos e dall’oblio, anche quando non c’è o non c’è più, uno dei tratti più nobili dell’amicizia?

Pia Pera, traduttrice di un memorabile Onegin e autrice di una contestata rilettura di Lolita, spreca energie per il mondo ma ovunque crea incanti: e incantevole rimane fino alla morte, avvenuta in un giardino, ex podere, su cui ha deciso di misurare la sua vita. Rocco Carbone, giunto dal Sud, accademico mancato divenuto scrittore tout court, vale per quel che narra – e per come “non” funziona nella società – e lascia un pugno di romanzi dove i personaggi sono demoni scarniti, altrettante parti di lui stesso. Dopo la morte in un incidente stradale, sarà proprio il paziente Trevi a elaborare il lutto, curando – come in transfert – un romanzo incompiuto.

Del resto, è il più indicato per una simile operazione, essendo figlio di Mario, geniale analista junghiano, con cui Emanuele ha firmato a quattro mani nel 2007 un’intervista di indimenticabile suggestione e sostanza (Invasioni controllate, Castelvecchi).

I LIBRI Emanuele Trevi, Due vite, Neri Pozza, e gli altri titoli citati. Per Pia Pera, Diario di Lo (Marsilio) e Al giardino ancora non l’ho detto (Ponte alle Grazie). Per Rocco Carbone L’apparizione e Per il tuo bene (Mondadori)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...