LA NOTTE IN CUI GIORGIO GABER tradì per sempre il MOVIMENTO

Fotografia Reinhold Kohl

Molto prima che la parola Movimento indicasse i 5S e che si potesse insultare chiunque ovunque, in un’epoca lontana che precedeva pure l’avvento al potere di Berlusconi, al Teatro dell’Arte di Milano Giorgio Gaber portò il suo nuovo spettacolo di teatro canzone. Polli d’allevamento. Chi vide lo spettacolo in quella stagione, 1978/1979, ricorda un Gaber più magro e più attorcigliato del solito nel suo maglione d’ordinanza, più teso che ironico, più rabbioso che sarcastico.

Polli d’allevamento segnò, in una fiammata, lo stacco definitivo di Gaber dalla politica organizzata e disorganizzata di sinistra e ultrasinistra, il taglio definitivo con tutti i possibili ‘compagni di strada’ (‘C’è solo la strada…’). Il distacco, dico, da un amore e da un rapporto reale – la sinistra extraparlamentare era il pubblico di Gaber, non credo si possa obiettare a questo – pur essendo da sempre tormentato.

Gaber, in breve, tolse di dosso ogni illusione a chi lo riteneva suo simile, un ‘compagno o un femministaiolo militante’, e stufo di argomentare e spiegarsi ancora una volta, passò direttamente all’insulto.
Che cosa è se non un lungo insulto (a chi ti ama e, forse, a chi si è amato) la canzone finale Quando è moda è moda, dove il Movimento viene sfottuto e messo alla berlina con le sue facce da ente del turismo, le manie creative, ‘le ricerche popolari e le altre cazzate’, l’abbraccio ai devianti (prostitute e detenuti), ecc. ecc.

L’insulto, o l’invettiva per dirla in un modo più elegante, la sera che vidi Polli di allevamento, fu ripagato dagli spettatori che si sentivano direttamente chiamati in causa: tutto lo spettacolo si tenne in uno stato di costante tensione, culminata in un gran casino durante l’esecuzione di Quando è moda è moda.

Partirono grida numerose e assortite. Si dirà: chissà che parolacce e minacce arrivarono dalla platea composta dalle facce da ente del turismo di cui sopra; ci saranno state di sicuro, ma io non riesco a ricordare niente, salvo un quasi surreale ‘Gaber taci che hai i soldi in Svizzera’, proprio mentre la canzone lasciava l’attualità per diventare metafisica e coinvolgere nell’accusa di esser moda, e quindi merda, tutto il creato.

Lascio in rete questo piccolo insignificante ricordo nell’anno in cui Gaber avrebbe compiuto 80 anni.

Questo il finale di Quando è moda è moda.

…sono diverso perché quando è merda è merda
non ha importanza la specificazione:
autisti di piazza, studenti, barbieri, santoni, artisti, operai, gramsciani, cattolici, nani, datori di luci, baristi, troie, ruffiani, paracadutisti, ufologi…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...